Con il suo terzo libro (Mimesis, 2025, pp 274, € 39,00), Roberta Santagostino riesce ancora una volta a sorprendere il lettore, distinguendosi per l’originalità del tema scelto e per la straordinaria ampiezza della sua cultura.
Uno degli aspetti più affascinanti della sua scrittura, già nota a chi conosce la maestra della scuola di Ikebana Ohara, è il suo tono divulgativo e profondamente appassionato, capace di trasmettere conoscenza senza mai scivolare in una didattica pedante o noiosa. Le sue parole scorrono con naturalezza, accompagnando il lettore in un viaggio fatto di suggestioni, immagini e riflessioni.
La narrazione si distingue per la capacità di restituire la poeticità di un mondo che si scompone in delicati microcosmi, attimi sospesi in cui la natura si rivela nel suo continuo mutare, anche attraverso variazioni minime, quasi impercettibili. È proprio in questa attenzione al dettaglio che risiede la forza evocativa del testo.

Il cuore del libro ruota attorno al ciclo delle quattro stagioni — Primavera (Haru), Estate (Natsu), Autunno (Aki) e Inverno (Fuyu) — che, nella tradizione giapponese, si articolano in 24 periodi solari (Sekki) e, ancora più finemente, nelle 72 microstagioni (Kō). Un sistema affascinante che invita a osservare il tempo non come qualcosa di lineare, ma come una successione di sfumature.
A rendere l’esperienza ancora più immersiva è la ricca e accurata selezione di illustrazioni, pensate per accompagnare ogni passaggio stagionale. Ogni microstagione viene così associata non solo a un’immagine, ma anche a una precisa armonia di colori, contribuendo a creare un dialogo visivo e sensoriale con il testo.
Tra haiku, racconti di usanze, richiami alla tradizione e alla mitologia della natura, il libro si configura come un’analisi attenta e sensibile di un universo che affascina profondamente chi studia ikebana o le arti orientali, ma che riesce a coinvolgere anche chi si avvicina per la prima volta alla cultura giapponese.
Colpisce la straordinaria quantità di nozioni offerte al lettore: il volume non è soltanto una lettura piacevole, ma si trasforma in un vero e proprio manuale di consultazione, da sfogliare e riscoprire nel tempo. Un testo vivo, da interrogare più volte.
Ohara Koson (1877–1945), Uccello canterino sul fascio di fieno ◀︎ | ▶︎ Itō Jakuchū (1716–1800), Rondine e Camelia



Suzuki Harunobu (1725–1770), Cogliere un ramo dal pruno del vicino ◀︎ | ▶︎ Chōbunsai Eishi (1756–1829), Donna con un portabicchieri in legno decorato con crisantemi dalla serie Eleganti immagini delle cinque feste stagionali

Personalmente, trovo particolarmente stimolante leggere, libro alla mano, la sezione dedicata al momento stagionale che sto vivendo. È un esercizio sottile: cercare, anche qui in Italia, quelle variazioni della natura — climatiche, visive, sensoriali — che, pur appartenendo a un’altra terra e ad altri costumi, trovano sorprendenti risonanze nel nostro quotidiano.
I libri di Santagostino — tra cui ricordiamo “Piante e fiori dell’ikebana” e “Chabana” — rappresentano oggi un punto di riferimento nel panorama della divulgazione culturale italiana. Non solo per la chiarezza con cui riesce a rendere accessibili anche i concetti più complessi, ma soprattutto perché affronta temi inediti, aprendo nuove prospettive di studio e riflessione nel mondo delle arti legate alla tradizione giapponese.

• Ringraziamo l’autrice per averci gentilmente concesso l’uso di queste meravigliose immagini tratte dal libro •







4 Responses
Grazie
Grazie a te per il tuo prezioso feedback.
Sono assolutamente d’accordo con tutto ciò che hai scritto. Non è un libro da leggere tutto insieme,ma da “visitare” ogni tanto e riscoprire nei nostri “ambienti” ciò che l’autrice ci racconta della realtà giapponese.Interessantissimi i racconti. Grazie ,grazie,grazie.
Che bel commento Teresa, grazie di cuore. Sono certo che all’autrice farà piacere leggerlo.