Il primo albero coltivato dall’uomo. Il fico

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Il fico, il primo albero coltivato dall’uomo che ha imparato ad usare in tutte le sue parti… o quasi. Con il suo tronco contorto e le sue grandi foglie dai lobi arrotondati, il fico (Ficus carica) è il protagonista del panorama vegetale dei paesi del Mediterraneo, la sua storia inizia 5.000 anni fa in Siria, per poi diffondersi rapidamente prima in oriente e poi in occidente.

Insieme alla vite, è la pianta che l’uomo ha cominciato a coltivare sin dagli albori della civiltà, come mostrano scavi neolitici. Si cibava dei fichi, imparò che essiccandoli poteva conservarli, li portava con sé quando affrontava lunghi viaggi per mare e per deserti. Aveva intuito, senza scienza, che erano una fonte di energia inestimabile. Oggi possiamo confermare la sua intuizione: i fichi secchi hanno una concentrazione di zuccheri fino a 5 volte superiore a quello del frutto fresco!

UN ALBERO DAI MILLE USI

Della pianta si può sfruttare quasi ogni sua parte: dai semi si ricava un olio che può essere usato in cucina o come lubrificante; le foglie vengono impiegate in India come foraggio per gli animali, le gemme fresche vengono impiegate per quei disturbi gastrointestinali di origine nervosa, il decotto di fichi secchi viene usato tradizionalmente insieme alle mele per le infiammazioni delle vie respiratorie.

La medicina popolare ha sempre utilizzato il lattice che sorga dai tagli in tutte le sue parti verdi per la sua attività caustica in caso di verruche e calli, addirittura era impiegato come caglio naturale per la produzione di formaggi, soprattutto per la ricotta, ma, il suo uso è fortemente sconsigliato perché irritante per la pelle e per le mucose, a tal punto che, può portare al soffocamento, mentre una sua contaminazione a livello oculare può portare alla cecità. 

Sono frequenti in estate poi, casi di ustioni legate all’uso di preparati a base di decotto di foglie di fico utilizzati come abbronzanti, infatti il latice essendo fotosensibilizzante amplifica gli effetti dannosi dei raggi UV.

Nel complesso archeologico di Baia, in provincia di Napoli, c’è il famoso fico a testa in giù, uno straordinario esemplare di ficus carica che si è adattato a vivere con le radici in alto e la chioma in basso, concreto emblema di resilienza.

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