Introduzione
Per poter ricreare scorci naturali in un acquario e darne la giusta parvenza e naturalezza, oltre alla pratica, è fondamentale conoscere la Natura stessa, imparare i suoi comportamenti e prendere esempio dalle sue creazioni. La disciplina che più è in grado di rappresentarla nell’ambito dell’acquario d’acqua dolce che, insieme allo stile biotopo, prende maggiormente ispirazione dalla natura, è certamente l’Aquascaping.
L’Aquascaping si colloca dunque nel panorama dell’acquario Naturale poiché i paesaggi ricreati, si ispirano più o meno fedelmente a ciò che l’autore ritiene come esempio. La naturalezza poi, è affiancata di pari passo all’artisticità ed all’estro dell’autore.
Impariamo dalla natura
Chiunque voglia cimentarsi con la disciplina dell’Aquascaping, a meno di essere un genio dell’arte creativa, dovrà prima o poi guardarsi in giro alla ricerca di idee e spunti da cui trarre ispirazione.
Di fonti ve ne sono diverse, internet ad esempio, è pieno di immagini di autori di aquascaping, o ancor meglio, di immagini scattate da fotografi naturalisti, ma niente di tutto questo è paragonabile al contatto diretto con le creazioni di Madre Natura.
Lì si potrà apprezzare la forza delle radici che ancorano un grosso tronco al suolo, il peso delle rocce affossate nel terreno. Piante che cercano spazio tra gli anfratti, quelle che crescono all’ombra e quelle che necessitano di più luce. Muschi e licheni che ricoprono le superfici di rocce e legni. Il compito degli animali e gli agenti atmosferici che ne alternano i profili, provocando rotture, crolli e rimescolamento degli elementi.
Un bosco, la riva di un lago o semplicemente un piccolo scorcio di tutto questo, sono fondamentali per la propria formazione. Immaginare la storia di quel luogo, apprezzando le testimonianze del passaggio del tempo, il perché e il come quegli elementi si siano ritrovati lì ed in quella posizione. Lasciarsi invadere dallo Spirito della Natura e nutrire la propria conoscenza.

La scuola d’arte giapponese, la cui filosofia è radicata in secoli di cultura, insegna che qualsiasi genere di creazione, sintetizzando brutalmente, deve mostrare il proprio passato ed assumere sembianze di vissuto, wabi e sabi. La costante mano dell’uomo laboriosa deve essere invisibile e in alcun modo dovrà lasciar traccia del suo passaggio.
Quindi il layout, una volta maturo, dovrà esprimersi senza mostrare artefatti e gli elementi posati in vasca, dovranno assumere posizioni opportunamente naturali, come se da tempo indefinito si fossero trovati lì per un motivo e la vegetazione si fosse fatta strada indisturbata.
Dall’ispirazione alla pratica
Cos’è che rende interessante ciò che vediamo, tale da averne ispirazione e desiderio di ricrearlo in una vasca? Per prima cosa, il paesaggio in piccola, media o larga scala, dovrà in qualche maniera saltarci all’occhio, attraendoci istintivamente. Ciò sarà più o meno possibile in base alla personale sensibilità innata o acquisita nel tempo con l’esperienza.
Proveremo poi ad immaginare di racchiudere il paesaggio scelto in una sezione rettangolare, come guardare attraverso il mirino di una macchina fotografica. Ciò che vedremo focalizzato, sarà il layout che si vorrà ricreare.

Prendendo come esempio l’immagine scattata nei pressi nel lago di Braies, proveremo a ricostruire lo scenario storico. Questa operazione favorirà ad affinare la nostra sensibilità acquisendo il giusto stato d’animo durante l’approccio all’allestimento.
Resti ancorati al suolo di un albero morto, probabilmente spezzato da una frana in conseguenza ad indebolimento per malattia del legno. Il terreno, coinvolto anch’esso da piccoli cedimenti a causa di acqua e neve, porta alla luce rocce di cui è composto, seguendo il flusso in maniera ordinata per i diversi movimenti.
La vegetazione non ferma i propri confini, ricoprendo rocce, radici sporgenti ed anche il legno morto, invadendo tutto di nuova vita. Prima l’albero si ergeva fiero verso l’alto facendo parte dell’esercito di alberi del bosco, mentre adesso, si presta come dimora a nuova vita e ciò che resta di lui è segno del suo essere passato.
Ovviamente ciò che realmente è accaduto non lo sapremo con certezza, tantomeno il tempo che è passato dall’evento, poco conta. Quello di cui ci assicureremo è di esserci nutriti emotivamente, catturando ogni particolare che la natura e il tempo hanno disegnato.
Procuratisi gli elementi similmente utili a ricreare le forme desiderate, legni, rocce, terra e piante, si dovrà tentare di fornire al layout la medesima condizione emotiva, prima ancora di imitarne in maniera banale la fredda struttura (hardscape).
Rifacendoci ancora all’esempio della foto precedente il tronco, in quanto soggetto principale, dovrà apparire posizionato come se ne vedessimo ancora tutte le parti ora mancanti, mentre le rocce dovranno dare la sensazione di essere state movimentate dalla forza del terreno e magari anche dall’acqua, ed ancor prima dalla crescita delle radici, rafforzando il motivo della loro posizione attuale.
La vasca mostrata di seguito, prima in fase di piantumazione e poi a stadio maturo, si ispira all’immagine del tronco preso prima in esame. Tenendo sempre in mente le regole di composizione (la tecnica è sempre presente), bisognerà farsi trasportare dalle emozioni motivando ogni elemento che andremo a posizionare, così come lo abbiamo imparato studiando il paesaggio che ci ha ispirato.
La piantumazione avrà lo stesso principio, daremo parvenza che si stia facendo spazio nei punti ad essa favorevole, lasciando spogli quelli meno.

Per tutto il ciclo di vita della vasca, manterremo lo styling coerente al progetto, tagliando il superfluo, limitando la crescita invasiva di alcune varietà.

Questo tipo di approccio vale per ogni genere di aquascape che si intende realizzare. Ciò che renderà un acquario naturale, scusandomi per il gioco di parole apparentemente scontate, sarà la sua naturalezza.
Conclusione
Se ogni qualvolta, dando uno sguardo al proprio lavoro, esso susciterà le emozioni di quella passeggiata nel bosco, sarete riusciti nell’intento, e non vi lascerete scoraggiare se ai primi tentativi non riuscirete ad esprimere le nostre emozioni in vasca, lo studio e la perseveranza, vi ripagheranno.
Buon Aquascaping.
Impara dalla Natura e ricrea Naturalmente
Augusto Veneruso




One Response
Rimasi letteralmente rapito dalla bellezza dei giardini sommersi di Takashi Amano, il maestro che ha dato anima ad ADA, e che di fatto scalzò “l’acquario olandese” come riferimento degli acquari con piante.
Per anni, ho riversato ogni mio respiro (e anche soldi 😅) in quegli acquari naturali, prima che la passione per il bonsai prendesse il sopravvento fagocitando tutto… eppure, quell’amore per quel tipo di bellezza ed eleganza non si è mai spento.
È un richiamo silenzioso che porto dentro, ed è per questo che leggere e condividere l’articolo di Augusto mi riempie di una gioia profonda, perché ha saputo catturare, con rara precisione, l’essenza stessa di quest’arte così pura.