I marimo e l’irrefrenabile voglia di Giappone

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Non c’è fioraio, vivaio o garden che non abbia in bella mostra i “marimo”, un’alga d’acqua dolce che sta riscuotendo un’incredibile successo commerciale. Conosciuta per lo più dagli appassionati acquariofili col nome di “cladofora”, viene oggi solitamente proposta e venduta a coppia in barattoli cilindrici di vetro pieni d’acqua, a voler ricordare la storia che la vede protagonista. 

I marimo e l’amore eterno

La leggenda, simile a tantissime altre raccontate in tutto il mondo, narra della storia d’amore tra due giovani che per sfuggire alle famiglie contrarie alla loro unione, si rifugiarono sulle sponde del lago Akan, ad Hokkaidō. Una volta morti, i loro spiriti divennero delle sfere verdeggianti che da quel momento iniziarono lentamente ma inesorabilmente a prosperare. 

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È per questo che, in Giappone, i marimo sono simbolo di rispetto e di imperituro amore, solitamente regalati a coppie a chi inizia un progetto di vita insieme. 

Scoperta dal botanico giapponese Kawakami Tatsuhiko nel 1898 e da lui battezzata come Marimo (dal giapponese 毬藻 ossia Mari “pallina”, e Mo termine che sta ad indicare generalmente le “piante d’acqua”), queste biglie verdi non sono che delle colonie di alghe del genere Chladophora aegagropila, diffuse prevalentemente in Giappone, Russia, Nord Europa, Scozia, Islanda e Nord America.

Ancora oggi, presso il lago Akan, nel mese di ottobre si celebra un Matsuri in onore di questa alga palla che dura tre giorni. La sua popolarità sempre crescente è, come spesso accade, la causa della sua possibile estinzione nelle acque nipponiche. 

A tal proposito, è bene ricordare di NON ACQUISTARE i marimo provenienti da colonie giapponesi, ma soltanto da acquacolture certificate.

Leggenda e origini a parte, è davvero sorprendente – oserei dire indicativo – il successo della diffusione dei marimo. Ad un’indovinata strategia di marketing, si sposa un bisogno sempre crescente nelle persone di semplicità, minimalismo e naturalezza, aspetti questi strettamente legati alla cultura ed all’estetica giapponese… o all’idealizzazione che abbiamo verso questi concetti.

In antitesi coi propri valori tradizionali, il giapponese moderno è sempre più proiettato ad un’efficienza lavorativa al limite di una (comprensibile) alienazione che lo porta a rinnegare, di fatto, la sua stessa natura di quell’essere umano in comunione armoniosa con la natura.

Questo ossimoro non cancella la bontà intrinseca dei valori prima citati, ma è sicuramente un monito per chi non vede con oggettività i pregi ed i difetti di un popolo meraviglioso ma ricco di contrasti, a volte davvero stonati.

Il marimo stesso non è che la rappresentazione dei due lati di una stessa medaglia; da una parte c’è il pericolo della mercificazione intesa come risposta ai bisogni – intimi e spirituali – primari, che in questo modo diventano panacea per una vita sempre più insoddisfacente. Dall’altra, c’è il silenzioso, discreto e profondo invito ad un’esistenza votata ad una più consapevole e bastevole semplicità.

Un’alga quindi, ma anche una metafora delle scelte che – più o meno consapevolmente –  siamo chiamati a fare quotidianamente. 


Come coltivarli e quali attenzioni dare ai marimo

Va utilizzata della comune acqua potabile, meglio se tenera (a basso contenuto di carbonati), che andrà cambiata ogni 7-10 giorni, avendo cura di pulire, con un panno umido, l’interno del barattolo di vetro da eventuali patine algali o depositi di calcare.

In concomitanza del ricambio d’acqua, è sufficiente passare le biglie d’alga sotto l’acqua corrente, strizzandole un po’, per ripulirle da eventuali depositi di materiale organico.

Il barattolo va tenuto in una posizione luminosa ma non al sole diretto, facendo attenzione a non fargli raggiungere temperature oltre i 25/28 °C. 

Se ben esposte e curate, vedrete i marimo galleggiare grazie alle piccole bollicine di ossigeno formatesi per effetto della fotosintesi. Se così non fosse non c’è da preoccuparsi, perché solitamente galleggiano solo quelle più piccole e leggere. 

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