Karma. Un altro modo per dire missione

TAKUMI lifestlye - karma

Il termine deriva dalla parola sanscrita kàrman la cui radice kr-, che significa “agire”, “fare”, ha dato origini al termine latino e italiano creare.

È con queste poche righe, ma dense di significato, che inizia “Karma. Un altro modo per dire missione” (Esperia, 2011, pp. 64, € 3,00), piccolo libricino tascabile acquistato più per curiosità che altro. 

TAKUMI lifestlye - Karma

Quello del karma è un concetto chiave per tutte le culture e le dottrine orientali, da quella induista a quella buddista, strettamente correlato a quello di causa-effetto. Senza entrare troppo nello specifico, il karma propone un ribaltamento visuale molto ambizioso, in special modo in una società contemporanea, quale la nostra, sempre più proiettata ad una deresponsabilizzazione totale, dove la “colpa” di ciò che ci accade è sempre da ricercare negli altri, e mai in noi stessi.

Il karma ci rende parte attiva in ogni aspetto ed ambito, non solo della nostra vita, ma anche – e soprattutto – in relazione con gli altri e con tutto ciò che ci circonda. 

Le nostre azioni, positive e negative che siano, ma anche le parole ed i nostri stessi pensieri, generano sempre delle conseguenze, degli effetti, non solo nell’immediato, ma anche nel futuro. Dotarsi di un buon karma vuol dire trasformare consapevolmente e positivamente un presente proiettato in un futuro ciclico e senza fine, dove è soltanto nostra la “colpa” o il “merito” di quel che ci accade.

Quello del karma è un concetto tanto stimolante quanto affascinante, e questo piccolo libro ha il grande merito di metterne in luce le caratteristiche più salienti.

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